
Dal Madagascar, Olga trasforma il legno perduto della sua terra in canto che non si spezza.
La perdita dei nipoti Emma e Christian nel naufragio della nave Belle-Rose II, carica di bois de rose tagliato illegalmente nelle foreste del Madagascar, ha segnato per sempre Olga. Da allora usa la sua voce e i ritmi tradizionali malagasy (salegy, basesa, tsapiky) per raccontare il legame tra terra, antenati e comunità, trasformando il dolore in memoria attiva.
Canta in malagasy, italiano e francese, portando la causa del suo Paese a un pubblico internazionale.